Il primo punto cruciale è superare la vecchia abitudine del calcolo stretto delle calorie; la dieta intesa come stile di vita sano deve prevedere una logica di “segnale metabolico”, ovvero indurre i centri di controllo ipotalamici a modulare i ritmi ormonali (ormoni segale) per bilanciare al meglio l’accumulo o il consumo delle “scorte di riserva”.

Il punto di partenza deve quindi prevedere una attivazione metabolica (impossibile da ottenere quando si riduce troppo la quantità di cibo, come nelle diete ipocaloriche più comuni)

Solo un metabolismo allenato a lavorare correttamente potrà permetterci di ottenere i risultati sperati ma soprattutto mantenerli nel lungo termine.

L’attivazione del metabolismo

Un metabolismo efficiente permette all’ organismo di lavorare al massimo delle sue potenzialità: nel consumo delle energie, nell’eliminazione di scorie e tossine, nella efficienza mentale e nella capacità di fronteggiare i danni a organi, tessuti e apparati.

Un metabolismo pigro, invece,tenderà a ridurre i consumi calorici con conseguente debolezza fisica e mentale, accumulo di tossine, facilità di ingrassamento e difficoltà nel dimagrimento.

Diete troppo drastiche e ipocaloriche inducono l’organismo a rallentare i consumi ed ecco il motivo del loro fallimento a lungo termine. In più tendono a far perdere molta più massa magra (e quindi acqua) rispetto alla reale perdita di grasso.

Nella storia della evoluzione dell’uomo, la paura della fame è stata per millenni molto più grave rispetto al rischio della sovrabbondanza (elemento consolidato e tipico della società moderna occidentale); quindi il nostro corpo è allenato a “ragionare” sfruttando molto di più insegnamenti evolutivi millenari piuttosto che fronteggiare accumuli tipici degli ultimi secoli.

Per questi motivi una diminuzione di cibo (dieta drastica e ipocalorica) è un “segnale di allarme” al quale il metabolismo risponde attuando metodi di compenso “prudente”(risparmio energetico con abbassamento del metabolismo basale e consumo della massa magra).

Inoltre se, in seguito alla dieta, l’assunzione calorica torna nella norma sarà per l’organismo molto difficile tornare al suo consumo ottimale, e dunque sarà molto probabile riacquistare il peso perso e/o avere nel tempo grosse difficoltà a perderne altro (resistenza alle diete).

Possiamo quindi facilmente dedurre i grossi rischi delle diete ipocaloriche strette, dei digiuni e delle diete “fai da te”:

  • Lento ma inesorabile riacquisto del peso perso
  • Perdita della massa magra (e quindi dell’acqua corporea con rischio di disidratazione e aumento ritenzione idrica)
  • Rischio aggiuntivo del famoso effetto yo-yo (oscillazioni continue del peso negli anni), oggi correlato con il rischio cardiovascolare ancora più della semplice obesità
  • Resistenza a diete successive